Il perché del boom delle criptovalute in India malgrado i timori di un bando nazionale

Negli ultimi mesi l’India è stata oggetto di un’intensa speculazione per quanto riguarda il futuro stato giuridico di Bitcoin (BTC) ed alcune altre criptovalute.

La speculazione ha raggiunto il suo massimo a febbraio, dopo che un ignoto ministro indiano ha dichiarato a Bloomberg che un divieto nazionale delle criptovalute fosse imminente e che i titolari avrebbero dovuto disporre delle loro monete e dei token nel corso di qualche mese.

Le paure erano state dissipate – in un certo senso – allorché il ministro delle finanze Nirmala Sitharaman ha affermato a CNBC che le voci di una messa al bando totale delle criptovalute era un’esagerazione, aggiungendo che ogni normativa avrebbe avuto un approccio più “calibrato”.

Probabilmente è stata proprio la promessa di una “calibrazione” la causa di una forte crescita delle sottoscrizioni in uno dei principali mercati indiani di criptovalute, WazirX, nella prima settimana di aprile. La responsabile delle relazioni di WazirX, Priyanka Sharma, ha affermato che WazirX ha registrato più sottoscrizioni durante la prima settimana del mese di aprile 2021, che nei primi sei mesi dell’anno precedente.

Un altro mercato indiano di criptovalute, CoinDCX, ha visto raddoppiare le sue sottoscrizioni nel corso del primo trimestre 2021 rispetto agli altri mesi del 2020, ha affermato Aheli Raychaudhuri, responsabile senior delle pubbliche relazioni della compagnia.

Le paure di un vero e proprio bando delle criptovalute sembrano essere state controbilanciate da un ottimismo generato dagli sviluppi in altre parti del mondo.

L’adozione high-profile di BTC ed altri tipi di criptovalute da importanti società come PayPal, Tesla e MicroStrategy, non è passato inosservato in India, secondo Sharma, la quale ha anche evidenziato il ruolo che ha giocato il lockdown, causato dal COVID-19, nel picco d’interesse verso le criptovalute.

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